Fondazione Paolo Cresci - Per la storia dell'emigrazione italiana
   
 

L'arrivo

Già all’attracco del piroscafo, qualunque fosse il porto di destinazione, gli emigrati cominciavano a rendersi conto di essere giunti nell’America com’era e non come l’avevano sognata. Le immagini da paradiso terrestre di cui si erano riempiti gli occhi e la mente trovavano scarso riscontro nelle pesanti formalità burocratiche cui venivano sottoposti nel grande centro di accoglienza di Ellis Island a New York e molti erano coloro che venivano respinti specialmente perché affetti da malattie invalidanti.
Anche in Argentina, nell’ Hotel degli immigranti di Buenos Aires, paese “classificato e offerto” come il più simile all’Italia, le stesse autorità sentirono il bisogno di alloggiare per alcuni giorni gli immigrati - anche se avevano già una precisa destinazione e una rete di parenti, amici, compaesani su cui fare affidamento - per dare loro un sommario bagaglio di dati e informazioni sulle locali condizioni di vita.
Analoga accoglienza veniva riservata a coloro che arrivavano in Brasile nell’ “Hospedaria” di San Paulo.

   
 
 
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