Con questa collana la Fondazione Paolo Cresci intende dare impulso a ricerche e studi per incentivare la conoscenza di questo importante fenomeno che ha avuto così tanto peso nelle vicende politiche e sociali italiane degli ultimi 150 anni.
Uno strumento a disposizione degli studiosi, soprattutto giovani, perché con i loro nuovi contributi scientifici favoriscano il recupero della memoria del percorso che le comunità italiane hanno saputo tracciare nelle "nuove patrie", indicando a tutti un’ importante chiave di lettura del fenomeno dell'emigrazione: legittima aspirazione a migliori livelli di vita e di cultura, espressione di orgoglio del proprio lavoro, affermazione di creatività; inoltre diffondano l'attualità del messaggio di tolleranza e solidarietà, di attenzione verso esperienze di vita differenti dalla nostra.
Conciliare culture diverse e arricchirle dei valori migliori di ognuna costituisce un valido presupposto per vincere la nuova sfida di civile convivenza e armonica integrazione che vede, ormai da tempo, impegnata anche la società italiana
La collana vuole essere quindi un contributo affinché la storia dell'emigrazione, rimasta affidata solo a una ristretta cerchia di studiosi ed appassionati, poco nota ai più, mortificata nei libri scolastici come appendice a margine dei grandi eventi, diventi un patrimonio culturale diffuso e condiviso.
Piano dell’opera
Si prevede la pubblicazione di una serie di volumi [formato ½ di foglio A4], che saranno pubblicati non a scadenza temporale fissa, e con una paginazione variabile a seconda dell’argomento trattato.
Lo schema di ogni volume sarà il seguente: breve saggio introduttivo per il quale si chiederà ai vari studiosi collaboratori di usare una forma espositiva piana, non da “addetti ai lavori”. Seguirà una scelta piuttosto ampia di immagini e documenti tratti dall’Archivio Cresci (con eventuali integrazioni da pubblicazioni riguardanti l’emigrazione) corredati da didascalie e, se necessario, da note esplicative. É previsto un inserto a colori.
Maria Rosaria Ostuni
Storia/storie dell’emigrazione toscana nel mondo
Ricerche archivistiche e iconografiche a cura di
Pietro Luigi Biagioni e Marinella Mazzanti
Primo volume della collana della Fondazione
Il primo volume è un omaggio alla storia dell’emigrazione toscana, campo questo ancora poco frequentato dagli studiosi.Pubblicato in concomitanza dei festeggiamenti della “3ª Giornata dei Toscani all’estero” che la Regione Toscana ha voluto celebrare nella Valle del Serchio, terra fortemente segnata dall’esperienza dell’emigrazione, ne accresce il significato e rappresenta l’opportunità per rivolgere ai conterranei provenienti da tutto il mondo per questo importante evento un caloroso saluto
(dal volume)
Nel volume dedicato alla Toscana della collana Einaudi sulle “Regioni d’Italia”, pubblicato nel 1986, manca il tradizionale saggio sull’emigrazione in quanto il fenomeno viene considerato di scarso spessore. Il curatore del volume, Giorgio Mori, nota che la Toscana, fatta eccezione per la Lucchesia, “non [...] poteva essere, data la dominante mezzadria, terra di emigranti”.
In anni recenti, invece, innovazioni di metodo hanno portato a identificare le “aree migratorie”, con caratteristiche omogenee dal punto di vista economico-sociale-culturale che non necessariamente coincidono con le tradizionali partizioni amministrative. Si sono così avuti saggi su aree e comprensori che non coincidono con le regioni o con le province.
Sull’esodo toscano sono ancora in corso studi da parte di Adriana Dadà, dell’università di Firenze, coadiuvata da un gruppo di ricerca. I primi risultati sul periodo della “grande emigrazione”, in pratica dall’Unità allo scoppio della prima guerra mondiale, hanno evidenziato che l’area emigratoria toscana coincide più o meno con l’area appenninica e subappenninica e che i dati numerici regionali sono abbastanza in linea con la media nazionale. Anzi, se si tengono separate le cifre delle partenze continentali e transoceaniche, il dato toscano relativo alle prime supera, a volte, in percentuale, quello nazionale.
Scrive Dadà: ”Esaminando i dati per province, si evidenzia già come il fenomeno in alcune di esse sia di portata più ampia e continuo nel tempo, come nelle province di Lucca e Massa-Carrara, che raggiungono rispettivamente una percentuale di emigranti sulla popolazione del 43,50 per cento e 33,44 per cento. Le altre province hanno le percentuali seguenti: Livorno, 13,74 per cento, Arezzo 11,27 per cento, Pisa 8,32 per cento, Firenze 8,17 per cento, Grosseto 3,81 per cento, Siena 2,50 per cento.”.
Sempre in relazione allo stesso periodo, l’emigrazione toscana, almeno per tutto l’Ottocento, si diresse principalmente verso Corsica e Francia ed ebbe andamento periodico e stagionale. Pastori, contadini, carbonai, cavatori e minatori emigrati esercitarono anche all’estero il mestiere originario.
Dall’inizio del Novecento si intensificarono le partenze transoceaniche per gli Stati Uniti dalle province di Lucca e di Massa-Carrara mentre da quelle di Firenze, Pisa e Arezzo venne ripresa, con la consueta minore intensità, la via della Francia che, all’incirca per un decennio a partire dal 1888, era stata scarsamente battuta a seguito della cosiddetta guerra commerciale.
Oltre ai tradizionali mestieri del figurinaio e della balia si può, in linea generale, affermare che, nel lungo periodo il commercio fu l’attività preferita dai toscani e che, soltanto in rari casi, fecero “comunità nella comunità” di origine italiana. |