Mostra
A cura di
Maria Rosaria Ostuni, Pietro Luigi Biagioni
Teatro Alfieri – Castelnuovo Garfagnana
10 Settembre – 1 Dicembre 2006
Premessa
L’emigrazione italiana è stato un fenomeno di grandi proporzioni che ha esercitato una notevole influenza sulla vita economica e sociale del paese soprattutto a partire dal secolo scorso. Essa ha coinvolto una parte considerevole della popolazione di molte regioni della penisola e si è protratta sino agli anni ‘70 di questo secolo.
A far crescere nel tempo il flusso migratorio concorsero, accanto ai tradizionali fattori di espulsione (l’accentuata disoccupazione, la situazione di progressivo impoverimento, il processo di crescita di una nuova classe sociale: gli operai) anche motivi dinamici e “positivi” di attrazione verso l’estero (la possibilità di guadagnare di più, di valorizzare determinate capacità professionali, di migliorare le condizioni di vita anche dal punto di vista dell’avanzamento sociale).
Questa “altra” storia, che pure rappresenta una parte importante della storia italiana, deve ancora essere scritta nella sua completezza e con intenti di valorizzazione e divulgazione. Purtroppo il nostro è un paese dalla memoria corta che ha rimosso, come se fosse una storia da tenere accuratamente nascosta, quella che costituisce invece una parte notevole e importante delle vicende dell’Italia. Ciò accade anche perché è ormai presente nell’immaginario collettivo un unico tipo di emigrazione, quella che venne definita “l’emigrazione stracciona”, che pur è esistita, ma, accanto a coloro che emigravano perché volevano non soltanto sopravvivere ma vivere almeno con dignità, sono partiti uomini che, in possesso di un mestiere specializzato, andavano in altri paesi poiché offrivano migliori occasioni per raggiungere traguardi economici e sociali difficilmente conseguibili in patria. Uomini per i quali l’emigrazione era soltanto una delle possibili scelte di vita.
Gli italiani emigrati in tutto il mondo, nel corso di più di un secolo, hanno lasciato un’impronta significativa in ogni mestiere e professione. Essi hanno portato ovunque le proprie conoscenze tecnologiche, la forza delle loro braccia e la vivacità della loro intelligenza, incidendo sullo sviluppo economico dei paesi di accoglienza. Essi hanno dato, ad esempio, un significativo apporto al decollo industriale degli Stati Uniti, così come dell’Argentina e del Brasile e, in tempi più recenti, dell’Australia.
In questo contesto l’emigrazione dalla Toscana e più diffusamente dalla Provincia di Lucca, si caratterizza per la rilevanza del fenomeno che la fa assurgere, assieme a Massa Carrara, al livello delle regioni italiane maggiormente interessate dall'emigrazione come il Veneto e il Sud Italia.
La mostra analizza il "caso toscano" cercando di restituire queste informazioni con alcuni grafici e statistiche di facile comprensione per fornire un quadro puntuale del fenomeno sia sotto il profilo della consistenza, che per tutti gli altri aspetti connessi (le nazioni privilegiate dell'emigrazione toscana, i mestieri più diffusi, il rientro e le rimesse degli emigranti), analizzando inoltre i rapporti fra gli emigrati e la propria patria non solo in termini di nostalgia, di affetti e di ricordi, ma anche di scambi culturali e di influenze di gusto e modi di vita.
La mostra offre informazioni utili per la comprensione del fenomeno dell'emigrazione recente (dal secondo dopoguerra alla emigrazione "intellettuale": ricercatori universitari, premi Nobel, ecc.) e di cosa significhi oggi essere italo-americani. In altre parole la percezione che i figli e i nipoti dei vecchi emigrati hanno dell’Italia, del gusto italiano, dei luoghi comuni che connotano sia il paese di origine che quello di adozione, porterà alla presentazione di una galleria di personaggi famosi, testimonials di questa felice integrazione di cultura e di modi di vivere, volta a sviluppare la comprensione fra le nazioni.
Sintesi della mostra
Sono senza dubbio cause economiche quelle che stanno alla base del fenomeno migratorio; ma l’immagine di turbe di miserabili dispersi in tutti i paesi del mondo, nell’arco di circa un secolo, deve essere rivista. L’emigrazione è stata per molti una delle possibili scelte di vita determinata dalla volontà di perseguire miglioramenti economici e sociali che non sembrava possibile realizzare rimanendo nel proprio paese.
L’industrializzazione italiana, che ebbe il suo decollo nei primi anni del Novecento e conobbe una crescita distorta durante la prima guerra mondiale, disegnò uno scenario economico che restò sostanzialmente invariato fino al secondo dopoguerra e al boom degli anni ‘60. Costanti di questo scenario furono un tasso più o meno alto, ma endemico, di disoccupazione e la difficoltà di assorbire la manodopera proveniente dalle campagne.
D’altra parte la “cultura della mobilità” era presente da secoli in Italia: basti pensare ai vari mestieri ambulanti di chi era abituato a percorrere almeno tutte le strade d’Europa: dai venditori di stampe popolari ai musicisti di strada, dai merciai ai figurinai della Lucchesia.
La storia, quindi, dell’emigrazione italiana, pur segnata da “lacrime e sangue” versati a causa dello sradicamento dal proprio vissuto e delle esperienze di difficile adattamento nei nuovi paesi, è “bella”: è composta di tante storie - siano esse piccole o grandi in relazione ai risultati conseguiti - di uomini e donne forti. |