Mostra
a cura di
Pietro Luigi Biagioni, Marinella Mazzanti
Limonaia di Casa Pascoli – Castelvecchio Pascoli (Barga)
10 Settembre – 15 Ottobre 2006
Giovanni Pascoli giunse a Castelvecchio Pascoli il 15 ottobre 1895: dopo aver lasciato per sempre la nativa Romagna ed aver soggiornato a Matera a Massa e a Livorno, il Poeta scelse Castelvecchio come sua dimora. Gli ultimi anni del secolo segnarono per Giovanni Pascoli l’inizio di una nuova vita e di un’intensissima attività poetica. Castelvecchio, Barga, la Valle del Serchio furono per il Poeta la scoperta di un mondo sognato e desiderato: la bellezza di una terra lavorata dalle mani dell’uomo, la bontà degli uomini resi umili dal duro lavoro, “il bello e il buono”.
Gli ultimi anni dell’800 furono anni difficili per l’Italia e furono gli anni che segnarono l’inizio del grande esodo di massa, la “grande emigrazione” verso le vie del mondo in cerca di una vita migliore.
La Valle del Serchio fu duramente segnata dalla necessità e dal bisogno di emigrare e la sensibilità di Giovanni pascoli registrò la fatica, il dolore, il coraggio e la tenacia di chi emigrava. Una vicenda vera, la storia di Isabella Caproni, cresciuta in America e tornata in Italia per essere curata, ispirò i versi struggenti del poemetto Italy, scritto nel 1904. Il tema dell’emigrazione ritorna nella prosa Meditazioni d’un solitario Italiano. Un paese donde s’emigra: dall’altana della sua casa lo sguardo del Poeta spazia dagli Appennini alle Alpi Apuane, scoprendo la poesia di una terra paragonata ad un’ America abbreviata, sia per le bellezze naturali che per la sua esperienza di emigrazione. Sono questi due testi che guideranno il visitatore della mostra, ricca di immagini e autografi, provenienti dall’Archivio di Casa Pascoli e dall’Archivio della Fondazione Paolo Cresci di Lucca.
La mostra presenta pannelli con testi e fotografie d’epoca che illustrano le vicende dell’emigrazione dalla Valle del Serchio, con particolare riferimento ai mestieri dei nostri emigranti: dai figurinai di Coreglia, Bagni di Lucca e Barga, alle balie garfagnini, dai ristoratori e commercianti all’imprenditori che dettero il via a grandi attività industriali ed imprese di costruzioni.
L’originalità della mostra consiste nel fatto che vengono esposte in originale autografi pascoliani – alcuni per la prima volta – tra cui quelli che documentano l’esperienza del Poeta come fotografo e i carteggi con la piccola Isabella Caproni (l’ispiratrice del poemetto Italy) e i familiari.
Una vicenda vera, la storia di Isabella Caproni, cresciuta in America e tornata in Italia per essere curata, ispirò i versi struggenti del poemetto Italy, scritto nel 1904. Il tema dell’emigrazione ritorna nella prosa Meditazioni d’un solitario Italiano. Un paese donde s’emigra: dall’altana della sua casa lo sguardo del Poeta spazia dagli Appennini alle Alpi Apuane, scoprendo la poesia di una terra paragonata ad un’America abbreviata, sia per le bellezze naturali che per la sua esperienza di emigrazione. Anche la poesia Nannetto e nell’Inno degli emigrati italiani a Dante sono ispirate dalle vicende migratorie del nostro paese. Oltre a Isabella caproni, un altro personaggio della vita pascoliana ha vissuto un’esperienza di emigrazione: dal Colle di Caprona, dove scalzo giocava con le caprette di Maria Pascoli, Valente Arrighi, figlio del Mere, contadino del Poeta, emigrò in America in cerca di fortuna. Non divenne ricco ma la sua vita fu più agiata. Questo bambino che Giovanni Pascoli ritrasse con la su Kodak è ancora più famoso per la poesia a lui dedicata: Valentino è dunque il simbolo di questa mostra dedicata a tutti coloro che ebbero il coraggio di partire e di ricominciare una nuova vita.
Molly
La vicenda della figlia di uno dei tanti ristoratori barghigiani ispirò a Giovanni Pascoli un’opera strettamente legata alla vicenda dell’emigrazione: il poemetto Italy - Sacro all’Italia raminga.
Vi si narra la vicenda del ritorno di una famiglia di contadini di Castelvecchio - emigrati da anni in America - all’antico focolare, al paese di origine. Da questa situazione iniziale si snoda la trama: la guarigione, nella terra dei padri, della piccola Molly, giunta malata in Italia; la morte della nonna; il ritorno degli emigrati in America.
Per la composizione di Italy, Giovanni Pascoli si inspirò ad una storia vera: Molly in realtà era una delle nipotine dello Zi Meo, arguto contadino in rapporti di amicizia con la famiglia Pascoli.
Isabella - questo il vero nome della bambina - era nata a Cincinnati dove il padre Enrico gestiva il rinomato Caproni’s restaurant. Ammalata fu portata in Italia, nella casa di famiglia, con la speranza che l’aria buona e il nuovo ambiente giovasse alla sua salute. A Caprona ebbe occasione di conoscere il Poeta che, commosso per la vicenda umana della piccola, iniziò con lei un simpatico ed affettuoso rapporto e cercò, con le sue conoscenze, di farle avere tutte le cure possibili. Per lei scrisse il poemetto Italy, giocato linguisticamente sul doppio registro dell’ italiano e dei termini inglesi intercalati nei discorsi dei protagonisti, narrando la riscoperta delle radici e dell’identità di questa bimba che, pur essendo nata negli Stati Uniti, si riconobbe ben presto nella cultura antica della famiglia e della vita del piccolo borgo.
Diversamente da quanto accadde nella realtà, nella poesia la bambina guarisce e al momento del distacco dai famigliari per il rientro a Cincinnati il Poeta riesce a strapparle una promessa:
Tornerai, Molly? Rispondeva: - Si! |