Castelnuovo Garfagnana – Castelvecchio Pascoli
10 Settembre 2006
Una splendida giornata di sole ha salutato la visita dei numerosi partecipanti alla “3ª Giornata dei Toscani all’estero”.
L’istituzione di una giornata dedicata ai nostri concittadini all’estero fu una proposta avanzata dall’allora consigliere regionale Francesco Pifferi. Giunta alla terza edizione, la Regione Toscana ha deciso di organizzarla nella Valle del Serchio, terra di forte emigrazione. Con il supporto della Provincia di Lucca, della Comunità Montana della Garfagnana, della Comunità Montana Media Valle del Serchio, dei Comuni di Castelnuovo, Barga, Bagni di Lucca, gli organizzatori insieme alla Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana e all’Associazione Lucchesi nel Mondo hanno dato il benvenuto a circa 300 connazionali, giovani e meno giovani, provenienti dai cinque continenti. Dopo la cerimonia tenutosi al Teatro Alfieri di Castelnuovo, riaperto soltanto da un giorno, dopo i 16 anni di restauro, alla quale hanno partecipato anche il Presidente della Regione Claudio Martini e il Vice Ministro degli Esteri, Sen. Franco Danieli, le manifestazioni si sono tenute nel giardino di Casa Pascoli a Castelvecchio.
Dopo il saluto di benvenuto del Presidente della Fondazione Giovanni Pascoli, Guelfo Marcucci, il Prof. Sereni, nella sua veste di storico, ha tenuto la conferenza “Un paese donde si emigra. Giovanni Pascoli e gli emigranti”. Il Prof. Sereni con efficacia e grande capacità di sintesi ha spiegato come era affrontato il tema dell’emigrazione al tempo di Giovanni Pascoli: con indifferenza perché considerato un fenomeno di cui vergognarsi, perché sintomatico di un’Italia povera che non riusciva a garantire una vita dignitosa ai suoi cittadini, costretti quindi ad emigrare, o con il sentimento pietistico e lacrimevole di tanta letteratura di fine ‘800. Il Prof. Sereni ha quindi voluto ricordare come Pascoli prima della sua venuta in Valle del Serchio non avesse alcuna conoscenza diretta di emigranti. A Castelveccchio invece entrò in contatto con la famiglia dello Zì Meo ed altre, tutte coinvolte nel fenomeno migratorio. Il Poeta tuttavia, cercando di conoscere a fondo le motivazioni della scelta di emigrare ed anche sottolineando come nella Valle l’emigrazione fosse finalizzata ad un miglioramento della situazione economica per poi far ritorno in patria, ribaltò completamente la prospettiva, dando dignità ed orgoglio agli emigranti. Una vicenda vera, la storia della piccola Isabella Caproni, nipote dello Zì Meo, cresciuta in America, ma riportata in Italia per curarsi, ispirò i versi stupendi del poemetto “Italy. Sacro all’Italia raminga”. Il poemetto, come la vicenda di Valentino, il fanciullo reso famoso dell’omonima poesia, emigrato poi in America, la prosa “Meditazioni di un solitario italiano. Un paese donde si emigra”, sono il filo conduttore della Mostra allestita nella Limonaia di Casa Pascoli “Giovanni Pascoli e l’emigrazione dalla Valle del Serchio”, organizzata per conto della Fondazione Cresci e della Fondazione Pascoli da Pietro Luigi Biagioni e da Marinella Mazzanti, che è stata inaugurata proprio da Guelfo Marcucci. Nella tradizione delle feste del Borgo della Poesia, la giornata si è conclusa con uno spettacolo del cantastorie Pietrolino di Partigliano, dei Maggianti della compagnia di Gorfigliano e della Muffrina di Camporgiano. |